La Costa Smeralda comincia poco a nord del Golfo di Marinella e si sviluppa per una cinquantina di chilometri di insenature, promontori e spiagge. È un tratto di litorale che ha cambiato il modo in cui l’Italia guarda alla Sardegna, e che continua ad attirare visitatori tanto per il mare quanto per un esperimento architettonico e urbanistico senza precedenti. Vale la pena percorrerla con un po’ di curiosità in più, perché dietro l’immagine patinata c’è una vicenda molto concreta, cominciata poco più di sessant’anni fa.
1962: nasce il Consorzio
Il Consorzio Costa Smeralda venne costituito a Olbia il 14 marzo 1962 su iniziativa del principe Karim Aga Khan insieme ad altri soci, con l’obiettivo di acquistare e valorizzare migliaia di ettari di terreni allora incolti lungo la costa gallurese. L’idea di fondo non era costruire il più possibile, ma definire regole comuni: un comitato di architettura venne istituito fin da subito per governare i piani di sviluppo.
Fu una scelta decisiva. Il paesaggio andava rispettato, i volumi dovevano restare bassi e mimetici, i materiali dovevano essere quelli del posto. Nel 1964 venne inaugurato il borgo di Porto Cervo, con il suo piccolo porto: il modello era nato.
Gli architetti e uno stile inventato
Al progetto lavorarono quattro architetti di riferimento: Luigi Vietti, Jacques Couëlle, Michele Busiri Vici e Antonio Simon Mossa. A Vietti si deve gran parte del disegno del borgo di Porto Cervo e la definizione di un linguaggio fatto di granito sardo, legno di ginepro nodoso e ceramiche dai colori caldi. Couëlle portò invece un’idea di architettura «scolpita», dalle forme organiche e irregolari, senza spigoli netti.
Il risultato è quello che viene spesso definito stile neo-mediterraneo: edifici che da lontano sembrano borghi di pescatori e che da vicino rivelano archi irregolari, torrette, passaggi coperti, terrazze sospese. Non è architettura tradizionale sarda in senso filologico, ma una reinterpretazione: proprio per questo è diventata a sua volta un modello riconoscibile e imitato in tutto il Mediterraneo.
La Piazzetta di Porto Cervo
Il cuore del borgo è la sua Piazzetta, un sistema di slarghi, gradinate e portici dove si concentrano boutique e locali. È un luogo da vivere di sera, quando il passeggio è al massimo, ma è interessante anche di mattina presto: senza folla si apprezzano meglio i dettagli costruttivi, i rivestimenti, gli scorci sul porto sottostante.
Attorno alla Piazzetta si sviluppa una rete di vicoli pedonali che scende verso la marina. Anche solo camminare, senza entrare in nessun negozio, è un modo legittimo e piacevole di visitare Porto Cervo.
La chiesa di Stella Maris
Sopra il borgo si riconosce da lontano la sagoma bianca della chiesa di Stella Maris, con il suo campanile a forma di imbuto rovesciato. La progettò Michele Busiri Vici nel 1966; i lavori si conclusero pochi anni dopo. La facciata principale è preceduta da un portico sorretto da monoliti di granito, e le linee morbide dell’edificio dialogano con il profilo delle rocce circostanti.
All’interno la chiesa conserva una Mater Dolorosa attribuita al pittore cinquecentesco Doménikos Theotokópoulos, giunta qui grazie a una donazione, oltre a un organo napoletano d’epoca e a portali bronzei. È una sosta breve ma sorprendente: pochi si aspettano di trovare un dipinto del genere in un borgo turistico nato negli anni Sessanta.
Le spiagge: Pevero, Liscia Ruja, Capriccioli
Il Grande Pevero è un arco di sabbia di circa trecento metri, delimitato da rocce modellate dal vento, con alle spalle i campi da golf. È una delle spiagge più celebri della zona e una delle più fotografate al tramonto.
Liscia Ruja è invece l’arenile più ampio del comprensorio: sabbia dai riflessi rosati, spazi generosi, macchia di ginepri e lentisco alle spalle. Le acque basse e tranquille la rendono particolarmente indicata per le famiglie. Capriccioli, infine, non è una spiaggia sola ma un insieme di calette separate da massi di granito: sabbia fine e chiara, fondali bassi e riparati, angoli ideali per lo snorkeling. Ogni caletta ha il suo carattere e la sua esposizione, quindi conviene esplorarle tutte prima di scegliere dove stendere l’asciugamano.
Come organizzare la visita
Da Porto Rotondo la Costa Smeralda dista una trentina di chilometri lungo la strada costiera, ed è comodo dedicarle una giornata intera: mattina in spiaggia, pomeriggio dedicato al borgo e alla chiesa, sera per la passeggiata nella Piazzetta. In alta stagione conviene informarsi in anticipo sulla disponibilità dei parcheggi e sugli eventuali accessi regolamentati agli arenili, che possono variare di anno in anno secondo le disposizioni comunali.
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