Confratelli in processione durante la Settimana Santa in Sardegna
I confratelli in processione durante i riti della Settimana Santa in Sardegna. — foto: Holger Uwe Schmitt · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

In Sardegna la Settimana Santa non è una parentesi devozionale: è un tempo sospeso, con regole proprie, che scandisce i giorni fra la domenica delle Palme e la Pasqua attraverso gesti tramandati da secoli. In Gallura assume toni più raccolti e notturni rispetto ad altre zone dell'isola, e chi capita da queste parti in primavera si trova davanti a qualcosa che non ha nulla di turistico: una liturgia popolare che le comunità celebrano prima di tutto per sé stesse.

Le confraternite e i loro riti

Il motore di queste celebrazioni sono le confraternite, associazioni laicali antiche che custodiscono gesti e simboli di probabile origine medievale. Sono loro a conservare i simulacri, a stabilire l'ordine delle processioni, a trasmettere i canti ai più giovani. I confratelli sfilano in abito e, in diversi centri, con il capo coperto: l'anonimato non è teatro, ma un modo per mettere in secondo piano l'individuo rispetto al rito.

Il calendario segue la settimana liturgica e cambia ogni anno, perché la Pasqua è una festa mobile. Nella pratica i momenti forti sono sempre gli stessi: la domenica delle Palme, il giovedì santo con le processioni e la visita ai sepolcri, il venerdì santo con la deposizione, la domenica con l'incontro fra il Risorto e la Madre.

Aggius e la Chita Santa

Nel cuore della Gallura, Aggius celebra quella che in gallurese si chiama Chita Santa. Le vie del centro storico, strette e lastricate, diventano lo scenario dei riti della passione, della morte e della risurrezione, scanditi da processioni notturne che attraversano il paese quasi al buio.

Due appuntamenti segnano il percorso. Il venerdì santo si celebra lu Sgraamentu, la deposizione di Cristo dalla croce, il momento di maggiore intensità emotiva dell'intera settimana. La domenica di Pasqua, dopo la messa della risurrezione nella chiesa di Santa Croce, arriva l'Intoppu: l'incontro fra il simulacro del Cristo risorto e quello della Madonna, che ribalta in festa il lutto dei giorni precedenti.

S'Iscravamentu, la deposizione

Il rito che più colpisce chi lo vede per la prima volta è la deposizione, conosciuta con nomi diversi a seconda della parlata locale: s'Iscravamentu, e nelle varianti settentrionali lu Sgraamentu o l'Ilcravamentu. Il termine significa letteralmente schiodamento, e descrive con precisione ciò che accade.

Si usa un crocifisso con gli arti snodabili: i chiodi vengono davvero rimossi uno a uno, il corpo viene staccato dalla croce e deposto su una barella, per essere poi portato in processione o esposto alla venerazione dei fedeli. È una rappresentazione lenta, quasi chirurgica, accompagnata dal canto: la sua forza sta proprio nella concretezza dei gesti, che trasformano un racconto evangelico in qualcosa che accade davanti agli occhi.

Le voci: tasgja e cuncordu

Senza il canto questi riti non esisterebbero. In alta Gallura la colonna sonora è la tasgja, il canto corale tradizionale della zona, che accompagna i passaggi più intensi delle celebrazioni di Aggius. In altre aree dell'isola il ruolo spetta ai cori paraliturgici detti cuncordu o cunsertu, formazioni polifoniche che provano per settimane prima della Settimana Santa.

A Castelsardo i confratelli cantori si dividono in tre cori, Miserere, Stabat Mater e Jesu, ciascuno a quattro voci, su melodie di origine anteriore al canto gregoriano. Sono repertori orali, imparati per imitazione e non da uno spartito, e questo spiega perché ogni paese suoni in modo riconoscibilmente diverso dal vicino.

Il Lunissanti di Castelsardo

Poco fuori dai confini storici della Gallura, ma facilmente raggiungibile, Castelsardo custodisce uno dei riti più noti dell'isola, tramandato dalla Confraternita di Santa Croce. I tre momenti principali sono il Lunissanti, il lunedì successivo alla domenica delle Palme, la Prucissioni del giovedì santo e l'Ilcravamentu del venerdì.

Il Lunissanti dura dalle sette del mattino fino a mezzanotte e comprende un pellegrinaggio alla vicina basilica di Tergu. La processione è composta da quattro gruppi di confratelli a capo coperto che portano i simulacri dei dodici apostoli, della Madonna Addolorata e di Cristo legato alla colonna, flagellato e crocifisso, mentre i cori si alternano lungo tutto il percorso.

Partecipare con rispetto

Chi assiste è, a tutti gli effetti, ospite di una liturgia. Significa restare in silenzio durante i canti, lasciare libero il passaggio ai confratelli, evitare di mettersi davanti ai simulacri per fotografarli e non usare il flash nelle processioni notturne, dove la penombra è parte integrante del rito.

Consiglio pratico: essendo la Pasqua una festa mobile, le date cambiano ogni anno e nessun calendario vale per sempre: controlla i programmi pubblicati da parrocchie, confraternite e comuni nelle settimane precedenti, e metti in valigia una giacca, perché in primavera, dopo il tramonto, all'interno della Gallura la temperatura scende parecchio.

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